Emblem XVI
Posto avea fine al suo ragionamento
l'alto dottore, e attento guardava
ne la mia vista s'io parea contento;
e io, cui nova sete ancor frugava, di fuor tacea, e dentro dicea: 'Forse lo troppo dimandar ch'io fo li grava'. Ma quel padre verace, che s'accorse del timido voler che non s'apriva, parlando, di parlare ardir mi porse. Ond' io: "Maestro, il mio veder s'avviva si nel tuo lume, ch'io discerno chiaro quanto la tua ragion parta o descriva. Pero ti prego, dolce padre caro, che mi dimostri amore, a cui reduci ogne buono operare e 'l suo contraro". "Drizza", disse, "ver' me l'agute luci de lo 'ntelletto, e fieti manifesto l'error de' ciechi che si fanno duci. L'animo, ch'e creato ad amar presto, ad ogne cosa e mobile che piace, tosto che dal piacere in atto e desto. Vostra apprensiva da esser verace tragge intenzione, e dentro a voi la spiega, si che l'animo ad essa volger face; e se, rivolto, inver' di lei si piega, quel piegare e amor, quell' e natura che per piacer di novo in voi si lega. Poi, come 'l foco movesi in altura per la sua forma ch'e nata a salire la dove piu in sua matera dura, cosi l'animo preso entra in disire, ch'e moto spiritale, e mai non posa fin che la cosa amata il fa gioire. Or ti puote apparer quant' e nascosa la veritate a la gente ch'avvera ciascun amore in sé laudabil cosa; pero che forse appar la sua matera sempre esser buona, ma non ciascun segno e buono, ancor che buona sia la cera". "Le tue parole e 'l mio seguace ingegno", rispuos' io lui, "m'hanno amor discoverto, ma cio m'ha fatto di dubbiar piu pregno; ché, s'amore e di fuori a noi offerto e l'anima non va con altro piede, se dritta o torta va, non e suo merto". Ed elli a me: "Quanto ragion qui vede, dir ti poss' io; da indi in la t'aspetta pur a Beatrice, ch'e opra di fede. Ogne forma sustanzial, che setta e da matera ed e con lei unita, specifica vertute ha in sé colletta, la qual sanza operar non e sentita, né si dimostra mai che per effetto, come per verdi fronde in pianta vita. Pero, la onde vegna lo 'ntelletto de le prime notizie, omo non sape, e de' primi appetibili l'affetto, che sono in voi si come studio in ape di far lo mele; e questa prima voglia merto di lode o di biasmo non cape. Or perché a questa ogn' altra si raccoglia, innata v'e la virtu che consiglia, e de l'assenso de' tener la soglia. Quest' e 'l principio la onde si piglia ragion di meritare in voi, secondo che buoni e rei amori accoglie e viglia. Color che ragionando andaro al fondo, s'accorser d'esta innata libertate; pero moralita lasciaro al mondo. Onde, poniam che di necessitate surga ogne amor che dentro a voi s'accende, di ritenerlo e in voi la podestate. La nobile virtu Beatrice intende per lo libero arbitrio, e pero guarda che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende". La luna, quasi a mezza notte tarda, facea le stelle a noi parer piu rade, fatta com' un secchion che tuttor arda; e correa contra 'l ciel per quelle strade che 'l sole infiamma allor che quel da Roma tra ' Sardi e ' Corsi il vede quando cade. E quell' ombra gentil per cui si noma Pietola piu che villa mantoana, del mio carcar diposta avea la soma; per ch'io, che la ragione aperta e piana sovra le mie quistioni avea ricolta, stava com' om che sonnolento vana. Ma questa sonnolenza mi fu tolta subitamente da gente che dopo le nostre spalle a noi era gia volta. E quale Ismeno gia vide e Asopo lungo di se di notte furia e calca, pur che i Teban di Bacco avesser uopo, cotal per quel giron suo passo falca, per quel ch'io vidi di color, venendo, cui buon volere e giusto amor cavalca. Tosto fur sovr' a noi, perché correndo si movea tutta quella turba magna; e due dinanzi gridavan piangendo: "Maria corse con fretta a la montagna; e Cesare, per soggiogare Ilerda, punse Marsilia e poi corse in Ispagna". "Ratto, ratto, che 'l tempo non si perda per poco amor", gridavan li altri appresso, "che studio di ben far grazia rinverda". "O gente in cui fervore aguto adesso ricompie forse negligenza e indugio da voi per tepidezza in ben far messo, questi che vive, e certo i' non vi bugio, vuole andar su, pur che 'l sol ne riluca; pero ne dite ond' e presso il pertugio". Parole furon queste del mio duca; e un di quelli spirti disse: "Vieni di retro a noi, e troverai la buca. Noi siam di voglia a muoverci si pieni, che restar non potem; pero perdona, se villania nostra giustizia tieni. Io fui abate in San Zeno a Verona sotto lo 'mperio del buon Barbarossa, di cui dolente ancor Milan ragiona. E tale ha gia l'un pie dentro la fossa, che tosto piangera quel monastero, e tristo fia d'avere avuta possa; perché suo figlio, mal del corpo intero, e de la mente peggio, e che mal nacque, ha posto in loco di suo pastor vero". Io non so se piu disse o s'ei si tacque, tant' era gia di la da noi trascorso; ma questo intesi, e ritener mi piacque. E quei che m'era ad ogne uopo soccorso disse: "Volgiti qua: vedine due venir dando a l'accidia di morso". Di retro a tutti dicean: "Prima fue morta la gente a cui il mar s'aperse, che vedesse Iordan le rede sue. E quella che l'affanno non sofferse fino a la fine col figlio d'Anchise, sé stessa a vita sanza gloria offerse". Poi quando fuor da noi tanto divise quell' ombre, che veder piu non potiersi, novo pensiero dentro a me si mise, del qual piu altri nacquero e diversi;
e tanto d'uno in altro vaneggiai, che li occhi per vaghezza ricopersi, e 'l pensamento in sogno trasmutai.
Emblem XVI
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